bdsm
Sottomessa al Piacere-Umiliazione infinita#16
giorgal73
13.10.2025 |
21.605 |
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"Il suo corpo nudo vibra in un misto di terrore e anticipazione febbrile, i capezzoli che si induriscono nonostante la paura..."
** SABRINA **Finalmente è il mio turno. Ho aspettato tanto, sentendo il cuore martellare contro la gabbia toracica, le dita formicolano dall'impazienza.
«Dovresti rasarti. I tuoi peli pubici sono troppo lunghi, sembrano una foresta pluviale abbandonata,» mi deride la Padrona, il suo sguardo tagliente scivola sul mio monte di Venere come una lama affilata, mettendomi ulteriormente in imbarazzo.
Non rispondo subito, sentendo il calore dell'umiliazione salire dal collo fino alle guance, tingendole di un rosso acceso che brucia sotto la pelle. Voglio passare oltre le considerazioni sul mio corpo imperfetto. Tuttavia, Daniela non sembra voler lasciar perdere.
Intravedo un luccichio malvagio nei suoi occhi, e un brivido mi percorre la schiena mentre mi chiedo cosa stia tramando ora.
La padrona Daniela si gira verso il pubblico e chiede ad alta voce chi si offre volontaria per depilarmi, ma deve essere una donna. Si alzano un po' di mani, tra cui quelle di alcune nane che sembrano entusiaste, Daniela ne sceglie una a caso: la più vecchia e la più brutta, con la pelle raggrinzita e un ghigno sdentato che mi fa sentire ancora più esposta e usata, come se fossi un oggetto da umiliare al massimo.
Penso tra me e me: «Perché proprio lei? Vuole che mi senta sporca, degradata, come se non meritassi nemmeno una mano gentile sulle mie parti intime?»
La padrona del club porta una sedia semplice, di legno scuro e un tubetto di crema da barba bianca e densa, insieme a una ciotola di metallo, una lametta affilata che luccica sotto le luci, e delle forbici curve per accorciare prima i peli.
Daniela porge gli strumenti alla signora mentre a me, intima di sedermi sulla sedia a gambe larghe, proprio davanti alla prima fila del pubblico, in modo che tutti possano vedere bene ogni dettaglio.
Mi siedo obbediente, le ginocchia che tremano mentre spalanco le gambe, esponendo la mia intimità a decine di occhi curiosi e lascivi. Il cuore mi batte forte nel petto: «Non posso credere che stia succedendo davvero. Mi sento così vulnerabile, come se il mondo intero stesse invadendo il mio spazio più privato.»
La signora anziana si avvicina lentamente, con un'andatura zoppicante, e inizia il suo lavoro. Prima prende le forbici e con mani tremanti ma esperte, accorcia i peli pubici, tagliandoli corti in ciocche irregolari che cadono a terra come neve nera.
Ogni snip delle lame mi fa sobbalzare, e penso: «È umiliante, mi sta preparando come un animale da tosare.» Poi, intinge il pennello nella ciotola e spalma la crema da barba sulle mie parti intime, partendo dal monte di Venere e scendendo verso le labbra, con movimenti circolari lenti e insistenti che mi fanno arrossire per l'imbarazzo.
La crema è fredda e schiumosa, profumata di menta, e si attacca alla pelle in uno strato spesso, coprendo tutto. Prende la lametta e inizia a depilarmi, passando più volte sulla pelle con tratti precisi e fermi: prima verso il basso, poi contropelo per assicurarsi che non rimanga nulla.
Sento il raschio leggero della lama contro la mia pelle sensibile, e ogni passata mi fa trattenere il fiato per il timore di un taglio. Il pubblico mormora e ride sommessamente, e io chiudo gli occhi per un momento, pensando: «Per la prima volta in vita mia mi sento così nuda e vulnerabile nelle parti intime, come se ogni barriera fosse stata strappata via. È mortificante, ma allo stesso tempo c'è una strana eccitazione in questa esposizione totale.»
Mi fa girare sulla sedia, ordinandomi di mettermi a quattro zampe con il sedere in alto, e depila anche l'ano: spalma la crema lì dietro, in quel punto così intimo e nascosto, e passa la lametta con cura, eliminando ogni pelo residuo.
Il contatto è invadente, e mi sento arrossire fino alle orecchie: «Dio, è la parte più umiliante, esporre anche lì dietro a tutti. Mi sento usata come un giocattolo, ma non posso fare nulla se non obbedire.»
Ora sono bella liscia e profumata, la pelle nuda e sensibile al minimo tocco dell'aria. La signora spalma una crema a base di aloe, fresca e lenitiva, che toglie il rossore creato dalla rasatura, massaggiandola con dita callose che mi fanno rabbrividire. Penso: «Finalmente è finita, ma mi sento trasformata, esposta in un modo che non avrei mai immaginato. È come se Daniela mi avesse rubato un pezzo di privacy per sempre.»
Una volta effettuata l'operazione, Daniela si complimenta con me, dicendomi che finalmente sono una donna vera, non ho più quei brutti peli e che ora posso scegliere la schiava da punire. Il suo tono è condiscendente, e io annuisco, ancora frastornata, mentre il pubblico applaude.
«Vorrei degli attrezzi adeguati per fottere la mia sorellina.» mormoro con voce roca, la lingua che accarezza ogni sillaba come se assaporasse un dolce proibito.
Daniela sorride, un sorriso lento e predatorio che le increspa solo un angolo della bocca carnosa. Ha capito che la sorella maggiore smania dalla voglia di esercitare la propria supremazia sulla minore, il desiderio di dominazione pulsa tra le mie gambe come una seconda frequenza cardiaca.
Quindi mi accontenta subito, le dita scivolano in una borsa di pelle nera, e tira fuori due strap-on di diverse dimensioni, il silicone cattura la luce soffusa con bagliori umidi e minacciosi.
Uno di dimensioni medio grandi, color carne pallida con venature bluastre in rilievo, e uno letteralmente enorme, nero lucido e minaccioso, della grandezza del cazzo di un cavallo, con una circonferenza che mi fa tremare i polsi solo a tenerlo.
Insieme a questi due mostri di silicone, mi porge un tubetto di gel anestetizzante trasparente, la cui consistenza viscosa cola lentamente sulle mie dita quando ne spremo un po', emanando un leggero odore di menta che pizzica le narici, per rendere meno traumatico l'ingresso di quei due falli nei buchetti della sorella.
«Wow» commento, sentendo un brivido di eccitazione percorrermi la spina dorsale fino a concentrarsi tra le mie gambe, «Con questi posso davvero sfondarla la mia cara Miky. Voglio spaccarla in due. Voglio che smetta di farsi scopare come una troia, perché avrà figa e culo così larghi, che i normali uccelli umani non le faranno più nulla.»
Quindi mi avvicino a Michela con passi felpati, il silicone sbatte contro la mia coscia ad ogni movimento, mentre lei, del tutto ignara, oltre che bendata con una stoffa nera che le copre metà viso, non ha potuto sentire nulla di questa conversazione, il suo corpo nudo che trema leggermente nell'attesa. Tuttavia sussulta quando sente le mie dita fredde che le sfiorano il viso, tracciando lentamente il contorno delle sue labbra screpolate.
«Chi...chi sei? E cosa vuoi?» chiede timidamente, la voce che trema come una foglia autunnale. In tutta risposta la mia mano destra si abbatte con violenza e centra il seno con due ceffoni laterali che fanno ballare le sue grosse tettone sode, lasciando impronte rosse a forma di mano sulla pelle pallida.
«Ahi!» protesta lei, il respiro spezzato dal dolore improvviso, «Che cazzo fai? La regola è niente violenza!»
«Ti ricordi quando litigavamo da ragazze e te le prendevo a schiaffi, quanto frignavi?» le sussurro all'orecchio, il mio alito caldo che le solletica il lobo, mentre rido di gusto, assaporando il momento come un vino pregiato.
Il sangue di Michela si gela nelle vene, un brivido gelido le percorre la spina dorsale come una scarica elettrica. Realizza che la nuova aguzzina è proprio Sabrina, sua sorella maggiore, e il terrore le dilata le pupille dietro la benda nera.
«Tu sei pazza, Sabrina!» Mi risponde con voce strozzata «Come ti è venuto in mente? Cosa vuoi fare?» le parole escono frammentate dalle sue labbra secche. Michela è bendata e questo mi permette di andare dietro di lei e indossare lo strap-on di medie dimensioni, il silicone freddo che mi strofina contro la pelle calda dell'interno coscia mentre lo sistemo, senza che lei sappia quello che le sta per accadere.
«Voglio darti cazzo, sorellina. Voglio spaccarti il culo, per quanto stai disonorando la famiglia. Un cazzo così grande che dopo non sentirai più altro.» Le mie parole sono taglienti come lame di rasoio.
«Oddio, no, ti prego.» mormora Michela, il corpo che trema visibilmente, goccioline di sudore freddo che le imperlano la fronte. Non mi faccio assolutamente impietosire dalle sue suppliche.
Le afferro il plug blu che sporge oscenamente tra le sue natiche e lo estraggo con un movimento secco e crudele, osservando come l’acciaio lucido emerga centimetro dopo centimetro, rivelando la sua forma conica. Il buco del culo di mia sorella si contrae e si dilata come la bocca di un pesce fuor d'acqua, una voragine rosso scuro che pulsa al ritmo del suo respiro affannoso.
Poso le mani sui suoi fianchi morbidi, le mie dita affondano nella carne calda lasciando impronte bianche che poi diventano rosse, e arcuo la schiena all'indietro, prendendo lo slancio necessario per penetrarla con tutta la forza che ho in corpo.
L'inizio è un po' difficoltoso, mi sembra strano, visto quello che è entrato fino a questo momento dentro il culo di mia sorella, ora stretto come un pugno chiuso attorno al silicone.
«Ah, mi fai male, maledetta, fai piano... »
Spingo, e spingo molto forte, sentendo la resistenza cedere poco a poco. E lo strap-on finalmente comincia a scorrere alla perfezione dentro il culo di Michela, ogni centimetro che scompare tra le sue natiche sode mi dà un brivido di potere.
«Oddio, Sabry...» mormora mordicchiandosi il labbro inferiore fino a farlo diventare rosso sangue, non riuscendo a proferire altro. La penetrazione sta cominciando a piacerle. E molto. I suoi muscoli si rilassano, accogliendo l'intrusione con spasmi involontari. Le lascio i polsi e afferro i capelli, tirandole la testa all'indietro con uno strattone secco che le espone la gola pallida come offerta sacrificale.
«Visto che vuoi essere così troia, sorellina, sarai anche la MIA troia. Va bene?» la insulto, sentendo il potere scorrere nelle mie vene come lava incandescente.
Michela non riesce a rispondere nulla, limitandosi a emettere mugolii gutturali che vibrano nell'aria calda e densa della stanza, sempre più intensi, come una melodia oscena. Allora accentuo la sua eccitazione schiaffeggiandole il culo con la mano libera, il suono secco dello schiaffo che riecheggia tra le pareti. I segni lasciati sulla sua candida pelle sono rossi e ben visibili, come petali di rosa su neve fresca.
«Forse dovevo educarti così fino da quando eri più giovane.» le sussurro a denti stretti, il mio alito caldo che le accarezza l'orecchio mentre le mie unghie affondano nella carne morbida dei suoi fianchi.
«Oh... mi stai sfondando, Sabry, m-mi piace... » riesce solo a dire Michela, la voce spezzata dal piacere che le contorce il viso in un'espressione di estasi dolorosa.
«Oh, ti piace! Certo che ti piace, sei una troia, una cazzo di troia!» sorrido, un sorriso feroce che mi taglia il volto come una lama. E dicendo così, estraggo lo strap-on dal culo di mia sorella con un movimento fluido e crudele, osservando il suo orifizio pulsare nel vuoto improvviso.
«No, perché?» protesta Michela, un po' stupita e molto dispiaciuta, il corpo che si inarca all'indietro cercando disperatamente di riconquistare ciò che le è stato tolto. Non può vedere i miei movimenti, e si domanda cosa stia succedendo, il respiro affannoso che le solleva il petto in rapidi sussulti.
«Vediamo se ti piace questo, » sussurro con un tono che fa vibrare l'aria tra noi. Afferro il mostro nero lucido, lo strap-on che rivaleggia con l'anatomia equina, la superficie del silicone che cattura la luce come petrolio liquido. È così massiccio che le mie dita tremano leggermente mentre lo sollevo con entrambe le mani, sentendone il peso considerevole contro i palmi sudati.
Michela deglutisce rumorosamente, la gola che si muove visibilmente sotto la pelle delicata. Il suo corpo nudo vibra in un misto di terrore e anticipazione febbrile, i capezzoli che si induriscono nonostante la paura. Dietro la benda, le sue pupille devono essere dilatate come quelle di un animale braccato.
«Aspetta un attimo,» interviene Daniela, la voce della Padrona che taglia l'aria come una frusta. «Non voglio che me la distruggi. Cospargila bene con questo gel.»
Mi porge il tubetto con un gesto imperioso. Obbedisco controvoglia, spremendo il gel trasparente che cola in rivoli freddi e viscosi. Lo spalmo meticolosamente sul silicone nero e poi, con dita cliniche, sull'apertura pulsante di Michela, che sussulta al contatto gelido. Poi, con un movimento fluido e inesorabile come la marea, affondo il mostro nella sua carne, sentendo la resistenza cedere centimetro dopo doloroso centimetro.
«Oh mio dio!» Riesce solo a pronunciare Michela, sentendosi completamente invasa e piena, «è enorme Sabry! Oddiooo... »
«E' quello che ti meriti, sorellina.» le rispondo spingendo sempre di più e affondando i colpi con violenza, sentendo la resistenza cedere sotto ogni spinta, il sudore che mi cola lungo la schiena mentre i muscoli delle mie cosce bruciano per lo sforzo.
Michela urla, un suono acuto che rimbalza contro le pareti. Il gel aiuta, una patina lucida che brilla sotto la luce fioca, ma decisamente non basta. E' dolore puro, le sembra di impazzire, di esplodere, ogni terminazione nervosa in fiamme, ma per sua fortuna lentamente si trasforma in piacere, un'onda calda che parte dal basso ventre e la invade completamente, facendole tremare le gambe come foglie al vento.
Michela urla, urla di brutto, la mascella serrata e le vene del collo in evidenza. «Ah cazzo! Mi sfondi il culo... »
«Taci, troia di una sorella, è proprio quello che volevi... » sibilo tra i denti, le unghie che affondano nella carne morbida dei suoi fianchi lasciando mezzelune rosse sulla pelle pallida.
«Ohh... » urla ancora più forte, gli occhi che si rovesciano all'indietro dietro la benda «il culo me lo stai spaccando... cazzo che bello... non fermarti ti prego!»
Schifata dal suo abbandono ma anche ammirata dalla resistenza di Michela, e soprattutto eccitata dal poterla dominare così, sentendo un potere primordiale scorrermi nelle vene, non diminuisco per niente l'intensità dei colpi, anzi la aumento sensibilmente, il rumore osceno della carne contro il silicone che riempie la stanza, continuando a sussurrarle insulti osceni che le scivolano nell'orecchio come veleno dolce.
Michela non resiste più, l'orgasmo la investe come un'onda di tsunami, scuotendole il corpo dalla punta dei capelli fino alle unghie dei piedi, facendola urlare con voce roca e spezzata che riempie la stanza. Le sue cosce tremano incontrollabilmente, i muscoli tesi come corde di violino. Solo allora, con un movimento rapido e crudele, le lascio i capelli sudati, facendola crollare a terra, in ginocchio sui gomiti, il respiro affannoso che le solleva il petto in rapidi sussulti. Il suo ano, arrossato e pulsante, gocciola liquidi viscosi che colano lungo le cosce pallide. È spalancato come una caverna profonda, i bordi tesi e lucidi sotto la luce fioca della stanza.
«Non sai da quanto sognavo di farlo, sorellina.» le sussurro all'orecchio, il mio alito caldo che le accarezza la pelle sensibile del collo.
«Maledetta » replica Michela con voce tremante, le labbra gonfie per quanto se le è morse «Ora non sentirò più nulla con gli uomini, nemmeno se saranno superdotati.»
«Oh, ma era quello che volevo. - sorrido con un ghigno felino, un misto fra sdegno e soddisfazione che mi illumina il viso - Così potrai godere solo se la tua Padrona ti ci infilerà oggetti di considerevoli dimensioni, e smetterai di prendere banali cazzi umani.»
«Sei una stronza, Sabry... » piagnucola lei, una lacrima solitaria che le scivola lungo la guancia arrossata, vergognandosi profondamente delle parole crude di sua sorella.
** NOTE **
Sedicesima parte della punizione, un viaggio attraverso l'ombra e la luce del desiderio proibito. La storia si snoda come un fiume sotterraneo, intenso e tumultuoso, che scorre per ben 18 capitoli di passione non filtrata. Queste pagine non nascono dalla nebbia della mia immaginazione, ma emergono dalle confessioni sussurrate della mia amica Damabiancaesib, le cui esperienze reali si manifestano qui come gocce di sudore su pelle nuda.
La vera protagonista è "Damabiancaesib", la cui essenza potrete cogliere visitando il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib. Quella biografia, scritta tempo fa da un'altra mano e ora reinterpretata attraverso il mio stile, spero abbia acceso in voi sensazioni più intense e vi abbia ispirato nuove fantasie. Altri scrittori su A69 hanno narrato le sue storie, ma la mia Dama è sempre pronta a sperimentare e a trovare nuovi stimoli e pertanto ha deciso di darmi questa opportunità, non me ne vogliano male gli altri!
Tra le righe, però, scorgerete anche frammenti della mia anima, specialmente nei pensieri più intimi delle protagoniste, quei sussurri mentali che Daniela, pur nella sua supremazia, non potrà mai ascoltare dalle labbra tremanti delle sue schiave devote. Ogni capitolo di questa saga intima tra Michela e Daniela porta il marchio "Sottomessa al piacere".
Per chi si avventura qui per la prima volta, consiglio di tornare all'inizio del viaggio. Questi racconti si intrecciano come fili di seta in un arazzo erotico, tessendo una trama continua di dominazione e devozione. La vostra lettura completa e i vostri commenti nutriranno non solo il mio ego di narratrice, ma anche il coraggio della mia amica di condividere i suoi segreti più ardenti.
Permettetemi di ricordarvi:
- che queste pagine nascono da eventi vissuti, solo leggermente abbelliti dalla mia penna. La vera protagonista è "Damabiancaesib", la cui essenza potrete cogliere sul suo profilo.
- Questa e una storia che è già stata scritta tempo fa da un'altra mano e ora reinterpretata attraverso il mio stile, spero abbia acceso in voi sensazioni più intense e vi abbia ispirato nuove fantasie.
Ora sta a voi decidere: mi eleverete al rango di artista della parola erotica o mi relegherete tra i semplici sognatori con velleità letterarie? Vi prego, lasciate un voto generoso! E perché non un commento?
Anche quelli irriverenti sono benvenuti. O forse preferite sussurrarmi in privato qualche proposta che farebbe arrossire queste pagine, magari per un incontro che trasformi la fantasia in realtà, in qualche Club Privè di Bologna o dovunque il desiderio vi suggerisca.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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